| Cras, la vittoria del fair play | ||||
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Gli occhi lucidi, gli abbracci, i sorrisi, gli autografi e le foto-ricordo. Il giorno dopo lo scudetto mancato del Cras Basket Taranto, ha un moto dell’anima imprevedibile. La squadra, ferita nel fisico e nel cuore da un ko che nello sport fa sempre male, specie dopo un anno di sacrifici tesi a centrare il grande risultato, ha imboccato assieme al tifosi la via della sportività. Pura. Contro ogni logica di esasperazione figlia della “legge” ultrà, che non contiene nel vocabolario la parola sconfitta.Taranto, con la sua gente che dall’alba del terzo millennio “impazzisce” sempre di più per le eroine del basket, ha mostrato maturità. Semplicemente perché la carta del ko è stata rivoltata da quei trecento tifosi in attesa dell’ultimo saluto. La triste sconfitta è stata trasformata nell’estasi della vittoria. Quella del fair play. Dell’amore incondizionato verso dieci ragazze ed il suo coach Roberto Ricchini che, dal 2008 ad oggi, ha inculcato nell’ambiente uno spirito vincente. A cementarlo sono i numeri: in tre stagioni di basket femminile, tra Italia ed Europa, il Cras ha portato una media positiva pari al 75,1%, risultante di 112 vittorie su 149 partite giocate. Certo, l’ultimo pensiero corre al -16 del Pala Campagnola, che ha consegnato al Famila lo scudetto. Ma Taranto, dopo la rabbia e dopo aver asciugato le lacrime, ha rialzato la testa e ritrovato il sorriso. Il sorriso di cestiste che durante la finale-scudetto hanno regalato uno spettacolo sopraffino, fatto di tecnica ed ardore. Il sorriso di coach Roberto Ricchini, mai andato oltre le righe della sua civile diplomazia, ma capace di imprimere al gruppo una carica tale da spingerlo oltre l’asta dell’imprevedibile e sfiorando quel 2-0 del PalaCampagnola, che avrebbe potuto far prendere una piega diversa alla finale tricolore. Il sorriso del presidente Angelo Basile che già nel dopo cena di Schio prometteva una nuova stagione importante, tenendo sotto controllo il budget economico sull’argomento nuovi investimenti. Quel Basile che, con il suo Cras, è stato travolto dall’esondazione dei tifosi, ai quali la società rossoblù esprime una “profonda gratitudine”. Un bagno di folla, giovedì pomeriggio, come se fosse stato il ritorno dall’impresa. La reazione paradossale è la fotografia della famiglia Cras. Saper andare oltre il risultato, vivere il basket come essenza sportiva. Quegli oltre tremila tifosi che il giornalismo nazionale ha scoperto nell’atto quarto dello scudetto l’8 maggio scorso, per Basile ed il suo entourage non sono la novità, ma la conferma di un feeling sociale raggiungo con la città. Una città che ha tante pene, ma che dallo sport (vedi anche le emozioni regalate dall’As Taranto a cui va l’augurio del club di Basile per i playoff di Prima divisione di calcio) riceve un effetto balsamico. Negli anni il Cras è cresciuto. E’ diventato una realtà, che vince anche quando perde. Un bell’assurdo, che serba nuove emozioni. L'addetto stampa ALESSANDRO SALVATORE |




Gli occhi lucidi, gli abbracci, i sorrisi, gli autografi e le foto-ricordo. Il giorno dopo lo scudetto mancato del Cras Basket Taranto, ha un moto dell’anima imprevedibile. La squadra, ferita nel fisico e nel cuore da un ko che nello sport fa sempre male, specie dopo un anno di sacrifici tesi a centrare il grande risultato, ha imboccato assieme al tifosi la via della sportività. Pura. Contro ogni logica di esasperazione figlia della “legge” ultrà, che non contiene nel vocabolario la parola sconfitta.